Italian Sounding, una minaccia per le aziende italiane sui mercati esteri

Contestualmente all’aumento delle esportazioni in Francia del settore food italiano, generato da una sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori francesi di acquistare un prodotto di alta qualità.

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Allo stesso tempo, anche la contraffazione alimentare ha visto una forte crescita e in particolare da un decennio a questa parte l’export italiano si è dovuto confrontare con la presenza sui mercati esteri di prodotti definiti “Italian Sounding”.

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Come ben spiegato da Federalimentare: «Se la contraffazione può essere legalmente impugnabile e sanzionabile, la stessa cosa non vale per i prodotti cosiddetti Italian Sounding espressione che fa riferimento all’imitazione di un prodotto/denominazione/marchio attraverso un richiamo alla presunta italianità del prodotto che non trova fondamento nel prodotto stesso.»

L’Italia non è il solo Paese a subire enormi danni economici e di immagine a causa della diffusione di prodotti che richiamano sensibilmente un prodotto protetto dal marchio IGP o DOP e sia gli Stati nazionali, sia l’Unione europea, si sono mossi per contrastare il fenomeno creando delle regolamentazioni ad hoc.

Secondo i dati di ICE/Federalimentare, il giro di affari dell’Italian Sounding mondiale si attesta sui 60 miliardi di euro annui, di cui 21 miliardi riguardano soltanto l’area Europa/Africa.

La Francia, incrociando i dati consultabili sul sito delle Dogane e dall’ICE, vede l’Italia al 5° posto per importazione di prodotti, per un giro di affari che supera i 3 miliardi di euro (4,4% in meno rispetto al 2015) per i prodotti alimentari, mentre per le bevande l’import ammonta a circa 280 milioni di euro (il 7,5% in più rispetto all’anno precedente). 

È innegabile che la Francia sia uno dei Paesi che più apprezzano la qualità dei prodotti alimentari italiani, tra cui in particolar modo vino, carne, formaggi, salse, pasta e riso. Pur non avendo dati statistici certi alla mano, la nostra esperienza di Camere di Commercio Italiane all’estero che quotidianamente collaborano e si confrontano con gli esperti della ristorazione italiana sul territorio, ci mostra che quella piccola ma sensibile variazione negativa rispetto all’import dell’alimentare italiano in Francia possa essere dovuta alla sostituzione di alcuni prodotti originali della tradizione italiana con imitazioni che traggono in inganno l’occhio dell’acquirente estero (sia il buyer della GDO che il cliente della boutique).

Il canale della ristorazione è quello che maggiormente supporta il fenomeno dell’Italian Sounding, infatti soltanto sulla Costa Azzurra sono presenti più di 600 ristoranti sedicenti “italiani”, di cui solo una piccola parte è effettivamente gestita da ristoratori italiani che utilizzano prodotti d’origine italiana.

Per quanto riguarda la distribuzione alimentare, molti prodotti che caratterizzano la nostra gastronomia, sempre più numerosi sono gli esempi di paste alimentari secche e ripiene, prodotti da forno, formaggi e persino liquori che, pur se prodotti in altri paesi, non esitano a utilizzare sulle loro etichette denominazioni e richiami grafici tipicamente italiani.

E’ cosi’ estremamente facile trovare nelle principali catene di grande distribuzione, per fare qualche esempio immediato, le mozzarelle Lovinio (tedesca) o Maestrella (prodotta in Francia nel secondo più grande stabilimento di mozzarella d’Europa, capace di mettere sul mercato 30.000 tonnellate di prodotto all’anno, per il 70% destinate all’esportazione), ma anche il “Limoncello Sorrentini – liquore tradizionale d’Italia” (come riportato in Italiano sull’etichetta) prodotto a Aubagne e diverse marche di “grissinni”. Contro i quali il solo strumento efficace puo’ essere un’adeguata azione diinformazione e sensibilizzazione del consumatore per indurlo a preferire sempre e comunque prodotti autentici e originali.